OLIVIERI NEWS

  • Feb 09 2022

    Carne sintetica amica dell’ambiente? Non proprio…

    Presentata come il frutto maturo del progresso tecnologico pulito, etico ed amico dell’ambiente, la carne coltivata in laboratorio è ancora oggi molto lontana dall’essere una realtà alla portata dei consumatori secondo quanto riporta l’autorevole Meat Altlas 2021.
    Sebbene questo ambizioso progetto sia infatti sostenuto da finanziatori di tutto rispetto – Bill Gates, Sergey Brin o Leonardo Di Caprio tanto per citarne alcuni – vegetariani e vegani dovranno attendere ancora parecchio tempo prima di trovarsi nel piatto filetti o bistecche “non di origine animale”.
    Le ragioni sono molteplici. In primis di natura economica.
    Coltivare carne in laboratorio è molto più dispendioso in termini di energia e di acqua rispetto agli allevamenti tradizionali.
    Si parla infatti di alta intensità energetica dell’intero ciclo di produzione della carne in vitro: i bioreattori in cui viene prodotta richiedono infatti una quantità di energia di gran lunga superiore a quella necessaria per la carne convenzionale, emettendo addirittura più gas serra degli animali in allevamento. Mentre gli animali producono metano che, pur essendo un gas serra, non resta a lungo nell’atmosfera, la carne in vitro produce un’alta quantità di anidride carbonica, che persiste in atmosfera per centinaia di anni, vanificando praticamente qualsiasi potenziale vantaggio di questa nuova tecnologia in termini di emissioni nell’ambiente. Pesanti le conseguenze ambientali, oltre ad essere economicamente fuori mercato per i costi di produzione che ricadrebbero sul consumatore finale.
    Un altro limite a questo progetto è dato dalla possibile contaminazione con virus e batteri durante la coltivazione. La contaminazione da microrganismi è infatti un punto cruciale difficile da risolvere, specialmente quando la produzione viene spostata su larga scala. Al momento l’unica via percorribile resterebbe quella degli antibiotici, gli stessi che però la zootecnica tradizionale da anni si impegna a limitare.
    E poi ancora: ormoni sessuali per favorire la crescita. Queste sostanze, bandite dalla zootecnia dal 1981 a causa dei loro potenziali rischi per la salute potrebbero venire ampiamente utilizzate in laboratorio perché qui non vi sono limiti al loro impiego.
    Senza contare che di fatto, pur trattandosi di carne “sintetica”, la sua crescita cellulare risulta ancora oggi legata al siero fetale bovino, pratica che si scontra in pieno con un coerente approccio vegan-animalista.
    Ultimo, ma non certo per importanza: dal punto di vista nutrizionale non è stato sviluppato ancora nessun metodo che garantisca che la carne artificiale abbia lo stesso potere nutrizionale della vera carne, in termini di contenuto in micronutrienti fondamentali, come ad esempio la vitamina B12 ed il ferro eme.

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